DI SPALLE AL MONDO

Ho ritrovato un lavoro adolescenziale, un olio su cartone telato 30×40 con cui cercavo di ritrarre mia madre, riguardandolo con altri occhi mi ha ispirato dei versi

…ignara o consapevole
d’essere guardata
volgi le spalle al mondo
un po’ Flora di Stabia
lasci scoperto il collo
ruoti la nuca da geisha
chiave d’intimità carnale
memoriale
pronto a farsi alcova
abbrivi emotivi
ti sbocciano
nel Tempo che va all’indietro
euritmiche memorie
armonica saudade
e canti
e danze

e Amore
quello plurimo_totale
resisti all’ossessione
d’ invadere di parole
il velo di silenzio
rielabori e decanti
note covate in sordina
e taciti
l’ultimo tuo tormento
tu foglia caduta
che più non trova il ramo
non sei
pure Primavera
ti senti.. 

FIORITURE CIANO

così armonica, così vera, così cruda, così fragile, così Vita…

(olio su tela 130×90)

Ha scritto Marcel Proust:

“Sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie piuttosto brevi
la medicina ha inventato l’arte di prolungarle.”

FRAGILITÀ

…disegnava

pensieri fragili di foglio

bianchi scarabocchi

in cerca di sfumature

mutava

mesi di freddi geli_venti di lacrime

nuvole appassite sotto un cielo pallido

in arcobaleni_boccioli_lune

di stelle poi riempiva

lo schermo del finito

buchi da cui far trapelar luce

speziata d’infinito

cieli di profumi e canti gai

dipingeva sulla schiuma bianca

che bagna e maneggia roccia

e i lembi della spiaggia

di colpo si fermò a quel riflesso

un viso femminile la fissava

ansia e rughe e bianchi

come setole i capelli

-dov’è che sei stata –

le chiedeva

In tutto questo tempo

che t’ha visto crescere e scarnire

correvi per i prati cercando

il vento giusto per il tuo aquilone

e ora t’inabissi col sole all’orizzonte

scheggia dentro il tramonto

mentre ferito il mare

t’inventa il rito del calore

così che l’energia rimargini la piaga

e torni la forza di vivere per amore

monocromatiche_ferme_inerti

le foglie del tuo albero

che si sta preparando per dormire

ancora una volta piumeggi

di sgargianti colori

rimesti la Vita

tra un grido di neonato

e l’urlo d’un trapassato

rincorri un prossimo risveglio

lo vedrai?…

INCREDULITÀ

(olio su tela 40×60)

…le girava intorno la sera

silenziosa

le sfiorava la pelle di morbide carezze

cedette alle lusinghe

barattò  pensieri

per quattro caramelle

ombra che s’espande

e non cambia vento

le frantumò i sogni

la inondò di promesse novelle

sola battè altri sentieri

della rinuncia fece

lo stile suo di Vita

pezzi di pane amaro

accettò

per i morsi di fame

la pelle donò ai lupi

senza pensare al domani

ipocrite colate di parole

per l’animo suo confuso

e memorie offese

pedina sgretolata

alla libertà incatenata

incredula vagando

tra la folla della nuova Babele

negli occhi lucidi della gente 

rivedeva

la bambina che una volta era…

LA VITTORIA DI PIRRO

(olio su tela 110×90, era il 18 novembre 2019, già un anno…)

“disse il saggio:

accetta con serenità

che certe cose

non le accetterai mai con serenità”

…è un’altra battaglia vinta
ma è così alto prezzo
e se continui a strappare
dai miei versi le rose
un’altra stagione morirà

è lacerata l’aria
proprio come la mia bocca
un urlo roco mi ritorna in gola
e distrugge
quel che mi resta da dire

ancora rompo causa e effetto
ribalto il tavolo da gioco
aumento la posta
sono frammento di terra
per un mondo più grande…


FAVOLETTA… AL CAFFÈ

(dedicata a me)

Era difficile la sua Vita, non faceva in tempo a risolvere un problema che se ne presentava un altro, si sentiva sfiduciata, stanca di lottare, forse era il momento di ritirare i remi in barca…

La vecchia nonna si accorse del suo malessere, la portò in cucina, prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li pose sul fuoco. Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell’altro delle uova e nell’ultimo dei chicchi di caffè.

Lasciò bollire l’acqua senza dire una parola mentre la nipote la guardava stupita.Dopo venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le mise su un piatto. Tirò fuori le uova e le mise in una scodella. Prese un colino, filtrò il caffè e lo mise in una tazza.

“E adesso, piccola mia mia, -le disse- tra carote, uova e caffè, cosa scegli?”

La ragazza la guardò sconcertata.

La nonna le chiese di toccare le carote diventate cedevoli;

la invitò a rompere una delle uova diventate sode;

infine le fece annusare e assaporare la tazza di caffè dall’aroma ricco e profumato.

La giovinetta fece quanto le chiedeva continuando a guardarla con aria interrogativa.

Allora la nonna le spiegò che tutte quelle cose avevano affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente”, ma avevano reagito in maniera differente.

La carota, forte e superba, aveva lottato contro l’acqua, ma era diventata debole e molle.

L’uovo fragile nel suo guscio sottile che proteggeva l’interno liquido e nutriente, si era indurito.

I chicchi del caffè, invece, avevano fatto il miracolo: dopo essere stati nell’acqua, bollente, l’avevano trasformata!

Quando l’avversità suona alla nostra porta, bisogna essere attenti a come rispondere.

Reagire come una carota che sembra forte, ma quando il dolore la tocca diventa debole e priva di forza?

Essere come un uovo che nella sua fragilità nasconde un cuore tenero e un carattere buono che alle prove della Vita indurisce mostrando un guscio simile al primo ma all’interno diventa amareggiato e inaridito?

Oppure somigliare ad un chicco di caffè che cambia l’elemento che gli causa dolore e nel punto di ebollizione raggiunge il suo migliore aroma e sapore?

Meglio l’esempio del chicco di caffè: reagire reinventandosi diffondendo “il proprio profumo” intorno.

Le persone più serene e felici non sono quelle cui tutto va bene ma quelle che sanno trasformare anche il dolore in novelle occasioni…

PEZZI DI ME SPARSI

alcuni persi
certi sbiaditi
altri grinzosi e lesionati

fatica logorante
ricomporre le tessere
brividi_sudori freddi_spasmi


turba l’immagine
un “IO non più “IO” tremulo
si affaccia dal mosaico

BASTA
non voglio più assemblare

e se con tutti i pezzi
andassi a “jerusalemmare”?